
Vent'anni fa moriva, a soli 41 anni, il grande attore e regista napoletano, capace di saldare la tradizione con l'avanguardia e di realizzare capolavori di comicità come "Non ci resta che piangere" con Benigni.

Vent'anni fa moriva, a soli 41 anni, il grande attore e regista napoletano, capace di saldare la tradizione con l'avanguardia e di realizzare capolavori di comicità come "Non ci resta che piangere" con Benigni.

IL TORNEO STRACITTADINO ERA IL NOSTRO MUNDIALITO
Si avvicina la festa di SAN VITO, nostro devoto patrono.
Noi di Aquilonia-Carbonara, memori dei tornei stracittadini del bel tempo passato, facciamo un accorato appello al nuovo Comitato Festa, con in testa il simpaticissimo presidente, di organizzare un TORNEO DI CALCIO DEI BAR come quelli che si organizzavano diversi anni fa e che tanto entusiasmo, coinvolgimento e interesse riscuotevano nella popolazione.
In allegato pubblichiamo una foto della squadra vincitrice del Torneo di Ferragosto del 1973 che gentilmente ci è stata concessa da Nicolino Lotrecchiano.
Dal canto nostro continua la raccolta delle foto storiche relative al calcio aquiloniese di tutti i tempi che è nostra intenzione catalogare in un una sorta di ALMANACCO, pertanto chiunque voglia inviarci qualche foto, magari indicando date, aneddoti e quant’altro, lo può fare utilizzando l’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , la nostra precedente idea di fare un calendario, come già comunicato in passato, l’abbiamo accantonata perché le foto pervenute sono talmente tante e ci sembra giusto pubblicarle tutte.
Staff Aquilonia-Carbonara

Continua l’interesse della televisione di Stato per l’Alta Irpinia. Dopo il servizio del TG2 sull’Irpinia d’Oriente (Aquilonia, Lacedonia, Monteverde e Bisaccia), ora è la volta del TG3 che si collegherà in diretta da Conza della Campania per la tradizionale processione delle Maggiaiole, che coinvolge anche la comunità di Sant’Andrea di Conza.
Riceviamo dagli amici di Conza della Campania delle brevi informazioni sulla manifestazione e delle sue radici storiche. L’Associazione Aquilonia-Carbonara, nel pubblicarle volentieri, augura una buona riuscita della manifestazione, il cui programma è riportato dalla precedente locandina.
Festa della Madonna della Gaggia con la tradizionale processione delle“Maggiaiole”.
Il rito
Sono chiamate “Maggiaiole” le ragazze di Sant’Andrea di Conza che, l’ultimo sabato di maggio, si recano in processione alla Cattedrale di Conza per venerare la Madonna della Gaggia.
Si tratta di un rito extraliturgico, che trae origine forse da antiche feste pagane del mese di maggio, divenuto, col Cristianesimo tardomedievale il “mese della Madonna”. Le Maggiaiole sono fanciulle che vanno ad implorare dalla Vergine la grazia di trovare un buon fidanzato, poi marito, che sia premio alle loro domestiche virtù.
Con l’annuale pellegrinaggio al “Santuario” mariano di Conza, le pie ragazze di Sant’Andrea perpetuano un rito penitenziale che un’antica leggenda, tramandata oralmente, fa discendere da un “patto” stabilito tra tutti gli abitanti di Sant’Andrea e la Madonna della Gaggia.
Si racconta che la Madonna, notte tempo, e all’insaputa di tutti, sia scappata da Sant’Andrea per rifugiarsi nella Chiesa di Conza, città sede dell’omonima Archidiocesi Metropolitana. Riportata a Sant’Andrea, la “Divina Fuggitiva” sarebbe nuovamente approdata a Conza. Al secondo invito dei Santandreani a far ritorno “in patria”, la leggenda dice che la Madonna avrebbe così sentenziato: “Ho stabilito di rimanere in questo tempio metropolitano di Conza e di volere che le ragazze di Sant’Andrea vengano qui, ogni anno l’ultimo sabato di maggio. Verranno le mie predilette col capo coperto da un bianco fazzoletto sul quale appunteranno una corona fatta con rametti e acini di uva spina. Se con tutti i Santandreani sarò ancora Madre di grazie alle verginelle pellegrine farò la speciale grazia di far trovare un buon compagno della vita”.
La Madonna avrebbe anche penalizzato il mancato esercizio del pellegrinaggio da parte delle Maggiaiole: il Sindaco di Sant’Andrea a spazzare la Chiesa e la piazza di Conza. L’invito della Madonna della Gaggia di pellegrinare a Conza piacque e piace, si praticò sempre ed è divenuto tradizione nel rispetto dell’antico “patto”.
Di buon mattino le ragazze, pronte per il “fatale andare” a Conza, si riuniscono nella Chiesa Madre. Formatosi il corteo, sfilano in doppia linea, prima per le strade del paese, la piazza, l’antica “Porta della Terra” e poi lungo l’itinerario seguito dalla Madonna fino a Conza. Il corteo ha in testa il Crocifisso che fa da guida al pellegrinaggio, scortato dalle mamme e dai giovani del paese, nonché dal Sindaco e dal Parroco.
Una statua della Madonna del Rosario accompagna il corteo dalla Chiesa Madre alla periferia di Sant’Andrea, dove, in una cappella rimane in attesa che le ragazze ritornino a Conza. Lungo la strada le Maggiaiole rievocano col canto la “storia” della “fuga” e le “promesse” reciprocamente fatte in un lontano giorno, e che vengono annualmente rinverdite.
Prima di arrivare a Conza, col Crocifisso vengono benedetti i campi. Alla periferia dell’antica città, atteso dai conzani, il pellegrinaggio è accolto con fraterna amicizia e festosa allegria. Sindaco e Parroco di Conza consegnano ai colleghi Santandreani le chiavi della città e la stola sacerdotale. I Conzani accolgono i pellegrini dicendo: “Conza è anche casa vostra”.
In comunione di sentimenti e di civiltà si prosegue verso la comune Cattedrale, al Santuario della Gaggia. La messa conclude il viaggio di andata e dà inizio al viaggio di ritorno.
La Madonna della Gaggia
Il titolo di “della Gaggia”, attribuito alla madonna di Conza, potrebbe far pensare all’acacia, albero molto diffuso nella valle dell’Ofanto. La leggenda però non fa alcun riferimento all’acacia o al gaggio. Si potrebbe pensare che la Madonna fosse stata festeggiata con le acacie, fiori dell’amore casto. Mancano però punti di appoggio sicuri, e non si spiegherebbe l’aspetto penitenziale del pellegrinaggio delle ragazze Santandreane. Una Madonna che lascia un paese per rifugiarsi altrove è la versione popolare di un “fatto storico”, del quale si è perduta la cognizione. In un budget di Sant’Andrea degli anni 1823-1827 è conservata traccia scritta del viaggio a Conza. Gli amministratori comunali di Sant’Andrea, infatti, scrivono: “per un antico costume a devozione questa popolazione in ogni anno si porta processionalmente nel limitrofo comune di Conza a visitare la Vergine SS. Per cui si progettano ducati otto”.
Dalla leggenda sappiamo che se il pellegrinaggio non avviene, il Sindaco deve andare a spazzare – nel lontano passato dovette essere inteso come una “servitù personale” – la Chiesa e la piazza di Conza. Da qualche fatto accaduto nacque un obbligo per i Santandreani di “pellegrinare” o di “servire”.
Una Madonna che fugge è una Madonna che viene sottratta o rubata. L’accadimento provocò forse un alite tra i cittadini dei due paesi. L’autorità religiosa quasi certamente fu costretta ad arbitrare la contesa e stabilire una pena per il ladro di cose religiose.
“Gaggia”, nella legislazione angioina e successiva, significa stipendio, multa, caparra, pegno: in parole povere “Gaggia” poteva essere la multa per il profanatore della Madonna, che inizialmente doveva essere conzana e che i Conzani a giusto titolo intendevano rifarla propria.
La Madonna che nella Cattedrale dice di volerci rimanere e impone il pellegrinaggio ai Santandreani è l’arbitro umano che dirime la lite. Non si poteva far pagare la multa a tutto un popolo. Vennero designate così le giovanette a riscatto del peccato commesso. Madonna della Gaggia è, dunque, Madonna che punisce e che redime. Ma che premia, anche, col marito alle Maggiaiole…
Fonti:
“Le Maggiaiole”, Pasquale Grasso e Pompeo Russoniello
“Le Maggiaiole di Sant’Andrea di Conza”, Pompeo Russoniello
ANTONIO ONORATO ad Aquilonia 25/26 maggio 2014
Ieri mi trovavo con Valeria ad Aquilonia, il mio meraviglioso paese natale, per un incontro con il sindaco Giancarlo De Vito e l’amministrazione comunale.
Nel fare alcuni sopralluoghi, dove abbiamo intenzione di organizzare dei concerti, ho riscoperto posti magici, immerso in una natura incontaminata e nella storia della mia famiglia.
Accompagnati dal mio caro amico di infanzia Lello Gala, siamo andati a San Vito (Santo Patrono di Aquilonia), dove c’è una deliziosa chiesetta, una fontana dalla quale sgorga un’ acqua che, secondo la leggenda, purifica il corpo e l’ anima.
Lì, c’è la quercia secolare, simbolo di Aquilonia, che, oltre a scandire il tempo che passa, ci ricorda quanto sia importante Madre Natura e quanto noi apparteniamo ad essa.
Abbiamo proseguito a piedi per un viottolo immerso nel bosco che porta fino alla diga di San Pietro, passando per le "briglie" (.....i miei ricordi di infanzia hanno cominciato ad accendersi...), delle piccole cascate formate da un torrente che va a finire in un grande lago artificiale creato dall`uomo, ormai parte integrante della natura.Dopo una lunga passeggiata tra colori e profumi della natura più incontaminata, siamo andati al "paese vecchio", quello distrutto dal terremoto del 1930 e divenuto un parco archeologico. Non è un paese fantasma, bensì un luogo ancora vivo e con un fascino incredibile. Qui, si respirano storie di uomini e donne, compresa quella della mia famiglia. Il mio bisnonno Giovanni era il farmacista del paese e, aiutato da un altro carissimo amico, Mirco Annunziata, che intanto ci aveva raggiunti, ho cercato di capire dove fosse ubicata la sua farmacia. Non era la prima volta che mi recavo al "paese vecchio", ma, ogni volta, l’ emozione è sempre tantissima e... sempre la stessa. C’è un’ atmosfera incredibile: da quella collina la visuale a 360 gradi sui monti è meravigliosa... Vulture, Monte Arcangelo, vallate verdi e gialle, Aquilonia, Monteverde ... Se ci sono, poi, anche alcuni falchi in volo a farti compagnia è davvero il massimo.
Lasciando il paese vecchio, ho chiesto a Lello di andare a Fontana Nocelle, terra, una volta, proprietà della mia famiglia. Ero troppo piccolo quando mia madre e i fratelli decisero di vendere quei panoramici terreni con quella fontana così suggestiva che guarda al Vulture. Se fosse successo ora, mi sarei opposto con tutte le mie forze.
La mattinata dei sopralluoghi si è conclusa con un ottimo pranzo da Angelo (Gronki Hotel), dopo di che, siamo ripartiti.
Quando devo descrivere a qualcuno com’è Aquilonia dico sempre: "Immagina di essere immerso in un quadro di Van Gogh"... Cara Aquilonia, ci rivedremo presto....ti porto sempre nel mio cuore…
Antonio Onorato