UNO, NESSUNO e
100.000
Son passati poco più di 8 mesi da quando è stato aperto il blog www.aquilonia-carbonara.it . Il nostro intento dal primo momento è stato quello di contribuire a far sì che Aquilonia iniziasse a vivere una stagione nuova all’insegna dell’impegno e della partecipazione.
Il nostro paese, infatti, dopo anni di stallo aveva bisogno di una mossa, aveva bisogno di qualcuno o qualcosa che scuotesse le coscienze. Il laboratorio politico-culturale AQUILONIA-CARBONARA ha contribuito in maniera determinante al grande progetto di rinnovamento che ha portato alla guida del paese l’Amministrazione DE VITO eleggendo in consiglio comunale gli amici Vito Maglione e Mirco Annunziata.
Crediamo, senza presunzione, che la nuova amministrazione, conscia del consenso quasi plebiscitario tributato dal popolo sovrano, ha iniziato il suo mandato con il piede giusto e sta facendo un eccellente lavoro.
La cosa non era né scontata né semplice, soprattutto in considerazione della disastrosa situazione economica avuta in eredità dai passati amministratori, come ampiamente certificato dai conti ufficiali rilasciati dagli organi competenti del nostro comune e illustrati ai cittadini sia nella recente assemblea pubblica che nel Consiglio comunale di approvazione del Bilancio di previsione 2013.
Chi, invece, si ostina a sostenere il contrario, basandosi solo sulle chiacchiere, lo fa al solo scopo di aggiungere al danno la beffa.
Il blog, in questi mesi, ha cercato di raccontare agli aquiloniesi, soprattutto quelli che non vivono più nel nostro paese, gli avvenimenti salienti della nostra collettività, dai fatti di vita quotidiana, agli avvenimenti politici, alle problematiche che pure ci sono ed ha stimolato su ogni argomento il confronto al fine di trovare soluzioni condivise.
Ribadiamo con forza che il nostro blog è aperto a tutti, anche a coloro che la pensano diversamente; infatti, il nostro vero obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero possibile di aquiloniesi, ovunque essi siano, in tutto ciò che riguarda la crescita e il benessere del nostro paese.
Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di dare il nostro contributo senza riserve mentali, perché in questo progetto ci crediamo fortemente.
Noi non rispondiamo a nessuna logica di partito, noi non siamo quelli che cambiano casacca per convenienza, noi non siamo quelli che salgono sul carro del vincitore del politico del momento, noi siamo, invece, anzitutto un gruppo di amici che da oltre venti anni si impegna con forte determinazione per il bene collettivo, senza barare, certi come siamo che la “politica” , quella nobile, è impegno civile e va fatta al di là delle cariche ricoperte. E’ questo il segreto del nostro successo e lo abbiamo ripetuto anche in passato. Il nostro motto è: la politica o la si fa o la si subisce. Noi abbiamo deciso di farla senza etichette e riteniamo modestamente di non aver sbagliato considerato il degrado che c’è in giro.
Il vecchio modo di fare politica, quella di bottega e dei voltagabbana per intenderci è ancora in voga purtroppo.
La forte crisi economica e sociale però impone a tutti una partecipazione più attiva nella gestione della cosa pubblica; ognuno deve farsi portatore di idee, di esperienze e di suggerimenti altrimenti gli inetti la fanno sempre più da padrona.
Purtroppo nella nostra società c’è “gente che viene qui è ti dice di saper già ogni legge delle cose, tutti vantano un orgoglio cieco fatte di formule vuote, tutti ti san dire come fare e quali regole osservare, quali leggi rispettare e qual è il VERO vero”, falsi moralisti, rivoluzionari in pantofole che in casa propria davanti ad un computer si trasformano in pontificatori, incendiari o impavidi Savonarola.
Naturalmente AQUILONIA-CARBONARA non è solo un blog, come detto innanzi, ma una vera e propria PALESTRA dove da sempre al suo interno si sviluppa un dibattito democratico a cui partecipano in maniera attiva persone di ogni generazione e in particolar modo giovani. Il Nostro Gruppo, che è ormai una istituzione della nostra comunità, ha fatto della coerenza la propria ragione di vita, non ha mai perso il contatto con i cittadini, ha sempre assunto nel tempo posizioni chiare e decise e soprattutto non si è mai nascosto: i risultati delle ultime elezioni amministrative sono la chiara dimostrazione di quanto innanzi detto; il lavoro alla fine paga sempre.
Il “visitors counter” del nostro blog ha superato i centomila, ciò vuol dire che AQUILONIA-CARBONARA sta assolvendo il suo compito in maniera impeccabile e trova il gradimento degli interlocutori. Naturalmente il fatto che siamo seguitissimi in rete ci riempie di orgoglio, ci responsabilizza ancora di più e ci dà ulteriore stimolo ad impegnarci maggiormente.
Il nostro successo vogliamo condividerlo con Voi tutti per questo Vi chiediamo di continuare a seguirci e a sollecitarci con le Vostre idee e proposte.
UNO
ognuno di noi è artefice del proprio destino
NESSUNO
la Storia siamo noi nessuno si senta escluso
100.000
sono i clic al nostro blog e le volte che vi diciamo
GRAZIE
Il capo gruppo Vito Maglione in consiglio comunale respinge le accuse sul bilancio apparse sulla stampa. Ancora una volta è stata fatta una precisa ricognizione dei conti comunali di cui diamo un ampio resoconto.
Avremmo voluto non ritornare su quanto esposto nell’incontro avuto con i nostri concittadini nell’assemblea pubblica del 24 novembre scorso. Ci siamo, però, visti costretti a ribattere punto per punto alla maliziosa lettura ed interpretazione personale che, strumentalmente, ne ha fatto il consigliere di minoranza Cataldo nel comunicato stampa del 29/11/2013. A dire il vero c’è voluta non poca fatica a comprende l’attacco nervoso e concitato a mò di giustifica all’oggettiva esposizione dei dati ufficiali di bilancio. La sua personale esposizione dei fatti, come detto, è errata lacunosa e controversa.
Nei fatti e nei dati ufficiali:
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Fa alquanto specie leggere che un ex sindaco possa confondere il significato della parola debito con un elenco scarno di atti amministrativi “lascito ereditario” impreciso ed errato anche nelle cifre. Nel merito ha dimenticato: - che la strada Aquilonia – diga San Pietro era un progetto bocciato, l’attuale maggioranza ha promosso ricorso e lo ha vinto; - che il finanziamento delle città itineranti pari ad euro 595.200,00, è un finanziamento che va ripartito fra quattro comuni (Aquilonia, Monteverde, Bisaccia e Lacedonia) e che, cosa di non poco conto, è stato completamente rivisto e rimodulato con l’obiettivo di promuovere il nostro territorio e di accrescere l’offerta turistica – il precedente progetto era modulato sulla falsa riga di “Carbonaria” in parole povere un disastro; - che dal progetto “Carbonaria”, finanziato per 50.000,00 euro, sono residuati, in quanto spesi dallo stesso Cataldo, solo euro 8.074,18; spiegasse ai cittadini come sono stati spesi i 41.925,82 euro. Su questo argomento ci ritorneremo per dare più precise informazioni.
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In merito alla pseudo contestazione dei conti, sempre per ragioni di trasparenza, il consigliere Cataldo non ha contestato a Maglione i numeri (per onere di verità Maglione non è assessore). Ricordiamo, ancora una volta, che i dati riportati nei grafici, e proiettati a supporto della relazione, sono dati ufficiali estrapolati dai bilanci del comune di Aquilonia. Il consigliere Cataldo ha voluto rimarcare che i numeri erano stati esposti in modo da non far “capire ai cittadini” il loro significato. Ebbene, nell’occasione è stato ribadito al consigliere Cataldo che la gente merita rispetto e considerazione e che tutti hanno compreso il significato della relazione e dei dati, d’altronde c’era poco da capire. Inoltre, nell’occasione ci si è resi disponibili a rileggere la relazione e nel qual caso a darne anche approfondite spiegazioni.
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Si è scritto che l’amministrazione Cataldo non ha lasciato debiti. Anche su questo punto, così come si è detto nell’incontro, non passa giorno in cui qualcuno non accampa crediti di ogni natura e specie. Sull’argomento daremo, non appena sarà chiaro il quantum del “lasciato in eredità”, tutte le informazioni alla cittadinanza.
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Anticipazione di cassa : anche in merito a questo punto l’ex sindaco ha confermato, per essere buoni, la propria confusione. Si è scritto che si è avuta anticipazione di cassa nel 2012 di euro 300.000 e nel 2013 di 400.000. Sbagliato! Si è detto altro! Per onere di verità tutto è riscontrabile dai grafici, e cioè che al 31/08/2013 il Comune di Aquilonia era in anticipazione di cassa per euro 289.000 e, poi si è aggiunto, che la causa scatenante, del ricorso all’anticipazione, è stata il versamento delle rate di mutuo che il Comune di Aquilonia ha pagato e, che di contro, ancora non ha incassato dalla Regione Campania i relativi crediti. Questo è stato detto ai cittadini di Aquilonia. Se poi si vuole entrare nel merito di questi mutui e di come sono stati contratti e prospetticamente a che rischio pongono il nostro comune siamo a disposizione per un confronto. Va precisato, ancora un “lapsus”: << il comune di Aquilonia non ha crediti verso la Regione Campania per rimborsi elettorali, il residuo credito per circa 3.500,00, è stato incassato nel mese di maggio 2013 durante il mandato Cataldo>>.
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In merito alla delibera per il sostegno alla permanenza del Giudice di Pace di Lacedonia, anche su questo punto, si è voluto generare, a tutti costi, confusione pretestuosa non solo tra i nostri concittadini ma anche con gli amministratori del comune di Lacedonia. Va precisato che durante l’assemblea pubblica, l’assessore Piccolo ha relazionato in merito, evidenziando che la precedente amministrazione ha adottato due delibere di impegno di risorse di personale sia nell’ambito dell’unione dei comuni che per il mantenimento dell’ufficio del Giudice di Pace di Lacedonia. Questi due atti sono amministrativamente tra loro in contrasto ed è bene, previa discussione, sanare tale errore. Da qui a sventolare la bandiera dello scandalo ce ne passa!
Questo, nel merito, per ricordare e chiarire all’ex sindaco Cataldo che quanto da lui pubblicato è errato nel contenuto e nei dati.
Le nostre relazioni, come più volte ribadito in assemblea, non avevano la presunzione di processare nessuno. Sono un’ analitica e semplice esposizione di dati ufficiali di bilancio e fatti a cui è stata data una lettura oggettiva.
Si è avuta, di contro, dalla lettura delle esternazioni del consigliere Cataldo, l’impressione che si ha poca conoscenza dei dati di bilancio approvati dall’allora maggioranza e altrettanta poca conoscenza dei fatti e delle procedure amministrative. La volontà, come pure si è detto in assemblea, è stata quella di esporre in modo trasparente i dati di partenza da cui l’attuale maggioranza, a guida De Vito, ha iniziato il suo mandato. Voler partire dai numeri ufficiali, per noi, è estremamente importante, perché il cittadino deve sapere e poter misurare con dati oggettivi quanto è stato realizzato durante il mandato. Per noi, ha un significato politico importante: dimostrare il rispetto che si ha dei propri concittadini e delle istituzioni. Questa si chiama trasparenza amministrativa, si chiama democrazia partecipata.
Il lascito di eredità (ancora una caduta di stile) che si preferisce non commentare per non cadere nella sterile polemica, che pure ci sarebbe, che sa di ricordi d’infanzia “è più bello il mio che il tuo”. Il consigliere Cataldo farebbe bene a ricordare, prima a se stesso e poi a noi altri, dei progetti che ha ereditato dalle passate amministrazioni, uno per tutti il progetto di “Palazzo Vitale” di oltre 3.274.312,40 di euro.
La delusione sta nel leggere invettive di denigrazione e di sospetto, da parte di chi ha “amministrato” per cinque lunghi anni dandone una lettura di terzietà. Quello che è stato è stato e nè noi e nè nessuno potrà cancellare. Tutti noi siamo chiamati a rispondere sul poco o sul tanto che è stato realizzato, non è corretto trincerarsi dietro sterili giustificazioni o peggio ancora dare la colpa ad altri su proprie responsabilità. Se qualcosa non ha funzionato ci sarà una spiegazione , ci sarà un motivo, non possiamo pensare che tutto ci è dovuto a prescindere. Saranno, poi, i cittadini con il loro voto ad esprimere il giudizio su quanto realizzato. L’umiltà è una virtù che dà la misura all’uomo. Vorremmo confrontarci, nel rispetto dei reciproci ruoli, non solo su cosa è stato, ma su cosa sarà e vogliamo essere. Peccato che il capogruppo della minoranza non ha colto o non ha voluto cogliere il messaggio che la maggioranza, guidata dal sindaco De Vito, ha lanciato.

Un personaggio storico, una di quelle persone che in vita facevano già parte della leggenda, alla stregua di Mikhail Gorbaciov o Fidel Castro. Nelson Mandela infatti è stato ed è il simbolo del Sud Africa, appellativo che si è conquistato in un'intera vita spesa alla lotta contro l'apartheid ed alla conquista della libertà per il suo popolo. Quello che ha sempre colpito in lui è la sua statura morale e la convinzione con cui ha vissuto la propria vita in favore degli altri.
Figlio di un capo della tribù Thembu (e quindi, secondo il sistema di caste tribali vigente in Africa, di origini aristocratiche), Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri conseguendo la laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell'ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto "Apartheid", ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.
Del 1960 è l'episodio che segnerà per sempre la vita del leader nero. Il regime di Pretoria, durante quello che è conosciuto come "il massacro di Shaperville", elimina volontariamente e con una proditoria operazione 69 militanti dell'ANC.
In seguito, mette al bando e fuorilegge l'intera associazione. Mandela, fortunatamente, sopravvive alla strage e riesce a fuggire. Raccolti gli altri esponenti rimasti in vita, dà vita ad una frangia militarista, decisa a rovesciare il regime e a difendere i propri diritti con le armi. Viene arrestato nel 1963 e dopo un procedimento durato nove mesi è condannato all'ergastolo.
La più alta testimonianza dell'impegno politico e sociale di Mandela la si ritrova proprio nel discorso pronunciato di fronte ai giudici del tribunale, prima che questi pronunciassero il loro verdetto: "Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani... In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l'apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese... non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i criminali che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo".
Passano più di vent'anni e, malgrado il grande uomo sia costretto alla segregazione carceraria, lontano dagli occhi di tutti e dalle luci dell'opinione pubblica, la sua immagine e la sua statura crescono sempre di più nell'opinione pubblica e per gli osservatori internazionali.
Il regime tiene Mandela in gattabuia ma è sempre lui il simbolo della lotta e la testa pensante della ribellione. Nel febbraio del 1985, cosciente di questo stato di cose e ben consapevole che ormai non si poteva più toccare un tale simbolo, pena la ribellione di vasti strati dell'opinione internazionale, l'allora presidente sudafricano Botha offre a Mandela la libertà purché rinneghi la guerriglia. In realtà, l'accusa di sovversione armata, l'accenno alla guerriglia appunto, è solo un modo per gettare discredito sulla figura di Mandela, prospettando il fatto che fosse di base un personaggio predisposto alla violenza. Ad ogni modo Mandela rifiuta l'offerta, decidendo di restare in carcere.
Nel 1990 su pressioni internazionali e in seguito al mancato appoggio degli Stati Uniti al regime segregazionista, Nelson Mandela viene liberato.
Nel 1991 è eletto presidente dell'Anc, movimento africano per la lotta all'apartheid. Nel 1993 è insignito del premio Nobel per la pace mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri), viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998.
Nella sua breve vita politica ufficiale ha dovuto subire anche un'altra logorante battaglia. Trentanove case farmaceutiche intentarono un processo a Nelson Mandela portandolo in tribunale. L'accusa era quella di aver promulgato nel 1997 il "Medical Act", una legge che permetteva al Governo del Sud Africa di importare e produrre medicinali per la cura dell'Aids a prezzi sostenibili. A causa delle proteste internazionali che tale causa ha sollevato, le suddette multinazionali hanno poi deciso di desistere dal proseguire la battaglia legale.
Nel giugno 2004, all'età di 85 anni, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica per passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia. Il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il "Freedom of the City", una sorta di consegna delle chiavi della città. Nelson Mandela muore all'età di 95 anni il giorno 5 dicembre 2013.