Intervista rilasciata dal dott. Pier Luigi D’Ambrosio ai funzionari del FORMEZ

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  • A) Quali sono, a suo giudizio, i principali cambiamenti (non necessariamente negativi) che hanno interessato questo territorio negli ultimi 20 anni ?

 

I principali cambiamenti hanno riguardato lo sviluppo di una mentalità imprenditoriale che ha saputo valorizzare alcuni prodotti del territorio (mi riferisco al vino (le DOCG), all’olio, ma soprattutto al grano e quindi all’industria agroalimentare) e ha fatto nascere nuove iniziative industriali soprattutto nel settore metalmeccanico.

Il motore di questi cambiamenti è stato il processo di industrializzazione delle aree interne, le cosidette aree del cratere, avviato con le misure di cui all’art. 32 L. 219/81.

L’aver portato l’industria in montagna ha significato avviare un processo di sviluppo economico determinante per contrastare le desertificazione delle aree interne.

Tra i cambiamenti negativi annovero le molteplici installazioni di torri eoliche, che a mio avviso hanno deturpato il paesaggio.

 

  • B) Come vorrebbe che fosse il suo territorio nel prossimo futuro (ad esempio nel 2030)? Quale scenario futuro immagina e desidera per il suo rilancio?.

Sotto il profilo paesaggistico ed ambientale è auspicabile che si conservino le attuali caratteristiche del territorio; sotto il profilo dello sviluppo economico desidero che si realizzino una serie di interventi per incentivare gli insediamenti industriali.

L’industria è il grimaldello per lo sviluppo.

Bisogna innanzitutto identificare i settori produttivi che meglio si integrano con il territorio.

Sinceramente, l’agroalimentare (lattiero – caseario / cerealicolo / vitivinicolo ) ma anche il metalmeccanico (automotive e settori complementari)

Poi occorre favorire lo sviluppo di imprenditorialità locale.

Bisognerebbe partire con la saturazione di tutte le aree industriali ex art. 32 L. 219/81, cedendo gli opifici gratuitamente agli investitori ( con vincolo di inalienabilità per 10 anni), prevedere agevolazioni fiscali locali (tipo esenzione IMU, TARI, etc per 10 anni), prevedere una piccola riserva di mercato a favore di queste aziende (alla stregua di quanto avvenne con la legge 64/86), creare delle zone franche.

La programmazione industriale dovrebbe essere coordinata da un unico ente con forte competenze tecniche, evitando di creare aree pip in ogni comune, assicurando una gestione efficiente e servizi moderni nelle varie aree industriali (oggi in una situazione di degrado).

Mettere in rete (contratto di rete) tutte le aziende di uno stesso settore e puntare sui fattori di innovazione.

Bisogna rafforzare le filiere locali ( agricola ed industriale) seguendo un disegno preciso, senza interventi a pioggia e connetterle con il mondo della ricerca (UNIVERSITA’ / CNR…).

E’ evidente che tutte le istituzioni devono muoversi su un disegno progettuale condiviso in maniera armonica e sinergica, anche a livello normativo (Stato, Regione/ Provincia /Comuni), è indispensabile una visione unitaria sull’area Alta Irpinia tra i vari attori istituzionali, altrimenti il Progetto Pilota sarà fallimentare.

 

  • C) Su quali risorse locali (produttive, culturali, ambientali, umane) si può puntare per realizzare questa “visione preferita”?

(Identità, produzioni/offerte tipiche ed esclusive, vocazioni, caratteristiche, paesaggio, beni culturali….suscettibili di interesse e attenzione (attrazione) nelle reti sovralocali.

Le risorse locali su cui puntare sono tante.

Per quanto concerne l’ambito agricolo bisogna puntare sulla valorizzazione della filiera cerealicola, dal grano (Senatore Cappelli, Grano Armando) alla produzione di alta qualità (trasformazione del grano – pasta – biscotti, ect), mettere in connessione agricoltura e ricerca, creare una rete.

Per la filiera enologica – creare un Consorzio tra tutti i produttori di vino alla stregua del Consorzio del Chianti.

Per quanto concerne l’industria metalmeccanica partendo dagli attuali insediamenti industriali bisognerebbe sviluppare la filiera attraverso la creazione di Consorzi, specializzare le produzioni finalizzandole a prodotti integrati.

In materia di sviluppo generato dal turismo, premesso che non conosco il settore, ritengo difficile che possa generare effetti socioeconomici di forte valenza.

A mio avviso, a parte la naturale bellezza paesaggistica, l’offerta di beni di interesse storico / culturale non è tale da poter fare dell’Irpinia un polo di attrazione che generi importanti flussi turistici.

La Provincia di Avellino riveste un ruolo marginale rispetto alla altre quattro province Campane per quanto riguarda il Patrimonio archeologico, storico, architettonico.

Peraltro, la scarsa attrattività turistica è ulteriormente penalizzata dalla insufficienza della rete viaria interna.

Non bisogna poi sottacere che le risorse umane disponibili sono abbondanti e possiedono i requisiti per realizzare i progetti di sviluppo descritti innanzi.

 

  • D) Quali problemi e/o fattori impediscono la piena fruizione e valorizzazione di queste risorse?

(con particolare riferimento alle criticità inerenti Trasporti, Sanità, Istruzione, Sviluppo economico ed Occupazione).

I problemi che impediscono la piena valorizzazione di queste risorse sono da imputare a :

  1. mancanza di una classe politica di alto profilo, dotata di una forte leadership.Non è stato definito un progetto unitario di sviluppo, è mancata la visione strategica di sviluppo del territorio negli ultimi 20 ani.(vedi il piano territoriale di coordinamento della Provincia di Avellino del 2001 - solo un elenco di buoni propositi , rimasti tali - ).
  2. mancanza di una cultura del territorio ed incapacità a superare la logica del campanile, clientelismo nella gestione della cosa pubblica con l’ eccessiva politicizzazione dei vari enti, il che non ha fatto formare una classe dirigente competente.
  3. gravi carenze infrastrutturali
  • aree industriali non completamente funzionali alle esigenze dell’industria (mancanza di fibra ottica, impianti di illuminazione fatiscenti, servizi comuni inesistenti, telesorveglianza, punti ristoro)
  • rete elettrica – problemi di microinterruzioni in caso di maltempo.

    D. viabilità e trasporti

  • collegamenti viari per le aree interne e tra le aree interne carenti
  • mancanza di una rete ferroviaria adeguata alle esigenze delle industrie e dei cittadini.
  • E) Come pensa che possano essere affrontati e risolti i problemi da lei segnalati, al fine di conseguire gli obiettivi di cambiamento e sviluppo che immagina per questo territorio? Questi problemi, a quanto è nella sua conoscenza, sono già stati oggetto di specifici interventi, piani, progetti? Se sì, con quali risultati? Cosa ha determinato, eventualmente, l’insuccesso o successo solo parziale degli interventi del passato?

 

Questi problemi possono essere risolti attraverso una serie di azioni :

  • unica cabina di regia per l’attuazione della strategia di sviluppo (definita in modo condiviso) e per il coordinamento delle azioni programmate.
  • unione di tutti i Comuni delle aree interne formando un macrocomune metropolitano ( 25 Comuni - 65.000 abitanti) con una organizzazione a rete, oppure unione per gruppi di comuni viciniori (es. Lacedonia, Aquilonia, Bisaccia, Monteverde, Andretta , Calitri e Cairano …. (Cooperazione intercomunale normata e non lasciata alla buona volontà dei singoli amministratori).
  • sviluppo delle infrastrutture e dei servizi

La mobilità è uno straordinario motore di sviluppo.

Innanzitutto una rete ferroviaria (Rocchetta S. Antonio/Avellino) raccordata ai vari nuclei industriali; l’alta capacità NA – BA con la stazione IRPINIA ed un polo logistico intermodale che ottimizzi la distribuzione delle merci, sistema reticolare di trasporti su ferro o su gomma che realizzi una “CUCITURA” tra zone interne e la costa (rendendo anche possibile il trasferimento di famiglie nelle zone interne)

  • potenziamento della mobilità verso e tra i poli produttivi;
  • potenziamento dell’accessibilità alle aree interne anche attraverso sistemi di tariffazione incentivata e interconnessione ferro / gomma.
  • creazione di un distretto rurale unico regionale delle aree interne (esiste la legge regionale, manca il regolamento)
  • servizi scolastici che soprattutto per gli istituti tecnici sviluppino programmi formativi che tengano conto delle esigenze delle aziende operanti sul territorio e che siano capaci di sviluppare un rapporto operativo con il contesto produttivo locale; creazione di poli scolastici intercomunali e collegamento con il mondo universitario.

(Con il potenziamento dei sistemi di mobilità sarà più facile accorpare i vari istituti superori).

  • interventi per azzerare il digital divide.

E’ necessario avere un sistema di comunicazione a banda larga che copra tutte le aree interne.

  • Servizi alle imprese nelle aree industriali che siano moderni ed efficienti.

In passato questi problemi sono stati affrontati dai singoli Comuni , dalla Provincia , dalla Regione , non in maniera organica , senza una vera concertazione ed hanno dato luogo solo ad interventi a pioggia.

La visione è stata quella di tutelare il singolo campanile, con risultati molto scarsi.

 

  • F) In particolare, attraverso quali effetti concreti le soluzioni da lei prospettate possono invertire le tendenze in atto di spopolamento o sottosviluppo?

 

Gli effetti delle soluzioni prospettate riguardano lo sviluppo economico.

Solo lo sviluppo economico può invertire le tendenze di spopolamento e sottosviluppo.

Punterei, soprattutto, sull’adozione di misure che favoriscano lo sviluppo industriale a partire dalla saturazione delle aree industriali esistenti (rendendole appetibili attraverso una serie di azioni di cui ho detto in precedenza) creando un circolo virtuoso che porterebbe nuova occupazione, ripopolamento dei paesi, benessere sociale.

 

  • G) Quali soggetti – pubblici, privati, associativi, singoli cittadini – sono ritenuti particolarmente attivi nel promuovere un’idea di sviluppo di questo territorio? Quale potrebbe essere il loro contributo specifico alla costruzione ed attuazione di una strategia di sviluppo locale?

I soggetti attivi nel promuovere un’ idea di sviluppo del territorio sono oltre agli enti pubblici, le associazioni di categoria, i sindacati, personalità del mondo scientifico ( economisti, professori ….)

Bisogna costruire una rete di ascolto che consenta ai vari attori sul territorio, in funzione del settore che rappresentano, di esprimere le proprie proposte sullo sviluppo del territorio e partecipare all’ attuazione, il tutto però sotto un’ unica REGIA.

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