PREVISTO UN ELETTRODOTTO SULLA DIRETTRICE BISACCIA – LACEDONIA – DELICETO: IL PERICOLO CORRE SUL FILO

ELETTRODOTTOIl colpo di mano della Giunta Regionale della Campania, che ha di fatto accelerato l’iter di approvazione di un progetto di elettrodotto da 380kV proposto da Terna sulla direttrice Bisaccia – Deliceto, con transito nel territorio di Lacedonia, si è profilato sui limpidi orizzonti estivi dei due comuni alla stregua di un fulmine a ciel sereno. La gente si chiede, in sostanza, come mai la Regione abbia atteso la calura estiva e l’atmosfera vacanziera per porre mano alla questione, se, cioè, si intendesse in qualche maniera approfittare della distrazione collettiva tipica di questi periodi per servire una pietanza che alla gente d’Alta Irpinia risulta essere quanto meno indigesta. Non si sono in realtà distratti gli amministratori dei due comuni interessati, i quali, a distanza di un giorno soltanto dalla diffusione della notizia, hanno già cominciato ad approntare strategie finalizzate ad ottenere precise garanzie operative a tutela della salute pubblica. Assolutamente contraria al progetto presentato dall’ente gestore della rete elettrica nazionale è la giunta bisaccese presieduta dal sindaco Salvatore Frullone. Ad affermarlo è Pasquale Gallicchio, consigliere comunale e dirigente provinciale del Partito democratico. «Abbiamo già più volte espresso la contrarietà dell’intera maggioranza per ciò che noi consideriamo l’ennesimo insulto alla nostra terra e ai suoi abitanti. Il nostro diniego non è per nulla strumentale, ma è funzionale alla difesa di uno dei diritti essenziali del cittadino stabiliti dalla Costituzione: quello alla salute. Pertanto, ben prima che scadano i termini presenteremo le nostre osservazioni al Ministero, affinché si possano trovare soluzioni che soddisfino tutti i bisogni». Ciò che emerge, in sostanza, non è un rifiuto aprioristico di un servizio essenziale come quello della erogazione di energia elettrica, bensì l’esigenza di formulare progetti compatibili con la topografia del territorio e con le legittime istanze promananti dalla società civile. Dello stesso avviso è anche Mario Rizzi, sindaco di Lacedonia e Presidente della Comunità Montana “Alta Irpinia”, il quale spiega che «il tracciato dell’elettrodotto, così come è stato disegnato, suscita in noi non poche preoccupazioni, perché attraversa luoghi antropizzati, sui quali insistono case coloniche in cui risiedono stabilmente famiglie di coltivatori diretti che hanno tutto il diritto di essere tutelate. Inoltre l’elettrodotto incontra in più punti strade statali ed anche questo, secondo la nostra ottica, costituisce un problema. La soluzione, come già da noi sancito in una delibera di consiglio comunale che si oppone al progetto, è nell’interramento dei cavi, che a quanto pare Terna vuole evitare perché molto più costoso dell’allocazione di cavi aerei su tralicci. Prima della scadenza dei termini presenteremo le nostre dovute osservazioni. A noi poco interessa il ristoro economico che può offrirci Terna, perché ciò che per noi conta soprattutto è la salvaguardia assoluta della salute pubblica». Già, la preoccupazione maggiore di entrambe le amministrazioni è proprio quella concernente la sistemazione dei cavi su tralicci. Antonio Caradonna, vicesindaco di Lacedonia, rileva sostanzialmente che «nei molti e pregressi incontri tenuti tra gli amministratori dei due comuni, nei quali sono stato parte attiva, ed il gestore della rete elettrica, alla presenza anche dell’Assessore provinciale pro tempore all’Ambiente dell’epoca Gambacorta, Terna sembrava aver recepito ed accettato, sia pure soltanto verbalmente, le nostre indicazioni, le quali puntano in una sola ed unica direzione sulla quale non siamo disposti a scendere a compromessi: l’interramento completo dei cavi elettrici, così come avviene nelle zone evolute d’Italia ed ormai in tutta l’Europa civile. Quando però abbiamo preso visione del tracciato e del progetto presentato da Terna, ci siamo resi conto immediatamente che alle parole non sono seguiti i fatti: nessun interramento è ivi previsto. E allora è lecito chiedersi se considerano le nostre genti “sacrificabili” sull’altare del vitello d’oro e del dio profitto. Un risparmio economico, per quanto rilevante possa essere, non vale certo l’insorgenza nei cittadini di potenziali patologie letali». La gente dell’Alta Irpinia, per voce dei suoi amministratori, tiene insomma a far sapere che non ha certo l’anello al naso e che proverà a non consentire sul proprio territorio installazioni che ormai non vengono effettuate neppure in molte zone remote del terzo mondo.

DANNI DA ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI

 

I danni da esposizione a campi elettromagnetici potrebbero essere molto rilevanti.

Le membrane cellulari degli organismi viventi possiedono una carica elettrica naturale, essenziale per il normale funzionamento dei tessuti umani. Questa carica è estremamente sensibile ai campi magnetici di intensità molto bassa, come quelli prodotti dai cavi elettrici soprattutto con portata di 380kV. Le radiazioni provenienti da frequenze non esistenti in natura possono modificare la posizione delle molecole e danneggiarle, alterandone il metabolismo. In primo luogo, un processo di reazione a catena provocherà un’alterazione della stabilità elettrica dell’organismo, incidendo sulla polarizzazione cellulare. Il risultante squilibrio potrebbe modificare l’attività ormonale, pregiudicare i processi di sintesi del materiale genetico, interferire con il flusso di sostanze che attraversano le membrane cellulari in entrata e in uscita e modificare il comportamento delle cellule tumorali. Inoltre il meccanismo alla base dell’insorgenza del danno comporta la formazione di radicali liberi, che danneggiano le proteine e le membrane cellulari, mutilano i geni e il DNA, riducono i livelli di ormoni antiossidanti, come la melatonina, alterano i processi enzimatici e biochimici essenziali per lo svolgimento delle normali funzioni fisiologiche e disturbano la normale trasmissione di energia elettromagnetica nei muscoli. (Fonte – Codacons).

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