“La strada maestra”

È arrivato (finalmente) il verdetto della Cassazione per il processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi. Non vogliamo giudicare niente e nessuno, riteniamo che di fronte ad un processo penale bisognerebbe avere la decenza di tacere e consentire alle parti (difesa, accusa e parte giudicante) di lavorare con serenità. La sentenza definitiva è stata pronunciata, bisogna prenderne atto.

Ci preme, però, fare delle considerazioni in merito a questa vicenda.

Negli ultimi giorni i cittadini italiani hanno subito una violenza mediatica da parte dei network che hanno dibattuto sulla questione, i professionisti della politica hanno ipotizzato scenari più o meno catastrofici in base all’esito del giudizio (o se preferite in base al gradimento del giudizio). Mentre il Parlamento si svuotava, nei vari talk-show si sono alternati ballerine e nani (di destra, di sinistra, di mezzo e di fuori) “Ognuno dice di sapere già ogni legge delle cose, tutti vantano un orgoglio cieco di verità fatte di formule vuote”.

I nostri politici sono tutti preoccupati della sorte del Cavaliere, l’esito della sentenza sarà utilizzato per risolvere i contrasti interni a vari partiti. Vogliono farci credere che il problema dell’Italia nel bene e nel male è “che ne sarà di Silvio?”: per loro tutto il resto è noia.

È noia la tragedia dell’Irpinia (con gli inquietanti dubbi sulla sicurezza stradale). È noia i tanti casi di femminicidio e di razzismo. È noia la crisi economica e la disoccupazione giovanile. È noia parlare di riforma elettorale, di pensioni da fame e pensioni d’oro. Tutto ciò “sono solo piccole storie ignobili, non valgono due colonne su un giornale”.

Indubbiamente un giudizio durato vent’anni offre lo spunto ad un’altra riflessione. L’On. Berlusconi è da due decenni sotto la spada di Damocle della Giustizia, dimostrando ampiamente di avere le spalle abbastanza larghe (dal punto di vista caratteriale e soprattutto economico) da sopportare questa situazione. Il nostro pensiero è per i tanti cittadini italiani che si trovano nella stessa situazione, ma non si chiamano Berlusconi: tanti cittadini che attendono da anni un giudizio che spesso non arriverà mai, che spesso logora gli affetti più cari e la stessa tenuta psicologica.

Dopo la sentenza che ha riguardato l’ex. Premier si sono scatenate manifestazione di giubilo (ai limiti della decenza e del buon gusto) da parte degli avversari e dichiarazioni “servili” da parte di quelli più intimi.

In questo marasma fatto di personalismi, di interessi economici, di veline ancora una volta si è distinto per sobrietà e lungimiranza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato tutti al rispetto delle sentenze ed ha indicato la strada maestra da seguire, che è quella della Riforma della Giustizia oramai non più differibile. Una strada maestra, a nostro avviso, che non può prescindere dalla separazione delle carriere della Magistratura, perché è un diritto del cittadino essere giudicato, come avviene in tutte le democrazie occidentali, da un “giudice terzo”, obiettivo e imparziale. Obiettività e imparzialità che si ottiene, come diceva Giovanni Falcone, solo separando le carriere del Pubblico Ministero e del Giudice.

legge

 

 

Commenti  

0 # staff 2013-08-02 10:30
Nessuno “amici – avversari” ha avuto l’onestà intellettuale di ammettere che ancora una volta “Silvio” l’ha scampata. Si, l’ha scampata perché la pena detentiva di fatti non viene eseguita e, la beffa ancor più grave, la pena accessoria, l’interdizione dai pubblici uffici, per un’alchimia di procedure giuridiche viene rinviata “sine die” nei meandri dei palazzi giudiziari. Ancora una volta hanno vinto le “lobbie”, il vero cancro dei nostri tempi.
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