PER NON DIMENTICARE

 territoriostoria06

23 luglio 1930 – ore 01.08- Un boato, i latrati impazziti dei cani, il nervosismo degli asini,dei muli e dei cavalli, l’assordante chiocciare delle galline e in un attimo accadde la terribile tragedia del terremoto che colpì Aquilonia, l’antica Carbonara, e la distrusse irrimediabilmente. Un terremoto qualificato “catastrofico”, pari a magnitudo 6.7 della scala Richter, IX – X della scala Mercalli, che in meno di un minuto provocò il cedimento di quasi tutti i fabbricati seppellendo in un turbinio di polvere e detriti uomini e cose.

Rievocare questo terribile evento stringe il cuore di commozione anche a distanza di 83 anni.

A quell’ora di notte, considerata l’entità del sisma, sarebbero state migliaia le vittime, ma, per fortuna nella sventura, furono solo 293, in maggioranza anziani in età avanzata e bambini. La gran parte degli abitanti si salvò perché era il periodo della mietitura e i contadini restavano in campagna, a dormire nei pagliai o all’aperto, per avere più tempo disponibile da dedicare al lavoro. Non dimentichiamo che il periodo della mietitura era quello di più intensa attività nel corso dell’anno.

Fu detto “il terremoto del Vulture” perché si estese in senso diagonale da Melfi a Villanova del Battista – Montecalvo, ma con un cratere ellissoidale con epicentro proprio Aquilonia.

Un terremoto non porta soltanto distruzioni e morte; se così fosse basterebbe piangere i propri morti e ricostruire. Ai danni materiali si aggiungono i danni morali, psicologici, ideali, la sfiducia, il disorientamento, l’impotenza, il dolore.

Rimane distrutto il tessuto sociale delle Comunità colpite, e con esso si perdono i rapporti interpersonali, le amicizie, gli affetti, le solidarietà; le persone diventano fredde, dure, egoiste. Di conseguenza si perdono le usanze, le tradizioni, i costumi, le peculiarità tipiche di ogni paese in quanto per anni i superstiti si dedicano a ricostruire il minimo indispensabile per dare un nuovo senso alla vita.

Così Aquilonia perse la propria identità e in un attimo divenne un paese senza Storia.

Vari altri terremoti avevano colpito nel corso dei secoli ma mai in modo così dirompente.

Nel Museo Etnografico di Aquilonia e soprattutto nel Museo delle Città Itineranti vi è un settore specifico con documenti fotografici e filmati d’epoca che raccontano il post-terremoto, immagini crude che ognuno rifiuterebbe di credere vere, ma lo sono. Ognuno vorrebbe dimenticare, ma la vita ci dice che non bisogna dimenticare perché solo così si può trovare la forza di ricominciare.

L’Associazione per la gestione del Museo Etnografico è impegnata nel recupero della memoria, delle tradizioni, del modo di vivere di una volta per trasmetterlo alle giovani generazioni affinché non dimentichino.

E proprio “per non dimenticare” Aquilonia fu definita, con una intuizione geniale dal compianto Beniamino Tartaglia, “CITTA’ DELLA MEMORIA”.

Alessandro Annunziata

fotopostsisma

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Utenti On line

Abbiamo 49 visitatori e nessun utente online

logo-sponz-20151

 

logo

 

 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

museo1

 

logoantonioonorato


 

catering

701221
Oggi
Ieri
Questa Settimana
La settimana scorsa
Questo Mese
Il mese scorso
Da sempre
85
116
737
699411
4534
6231
701221
Il tuo IP 54.224.91.246
Server Time: 2018-06-22 11:21:00