La grande testimonianza storica del Ponte di Pietra dell'Oglio

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La grande testimonianza storica del Ponte di Pietra dell'Olio

 

di Gerardo Troncone

 

Un antico ponte in località Pietra dell’Oglio, sul cui impalcato sono state recentemente sovrapposte delle travi precompresse, consente il valico dell’Ofanto alla strada provinciale che proviene dal territorio dell’Irpinia d’Oriente e si innesta sull’Ofantina.

Il ponte è formato da quattro arcate a tutto sesto: di queste, procedendo dalla riva sinistra verso la destra, la prima campata è al momento interrata; la seconda, rifatta nella sua parte superiore perché distrutta nell’ultima guerra mondiale dall’esercito tedesco in ritirata, ha una luce di metri 21,50; la terza ha una luce di metri 14,50; la quarta di metri 10,60.Appia1

La lunghezza totale del ponte è di metri 103; la larghezza è di metri 4.40, con parapetti larghi cm 50, attualmente protetti da ringhiere in ferro; la larghezza della carreggiata in asfalto è di metri 3.40. Alla base sono visibili cinque piloni poggianti su rostri.

La struttura del ponte è costituita da un paramento in opus incertum su nucleo in opus cementicium, vale a dire da pietre piuttosto piccole e informi, appena lavorate nella faccia vista, messe in opera quale semplice rivestimento della sottostante muratura in pietrisco legata con malta di calce. Questa tecnica era in auge nei territori di Roma fra l’inizio e la metà del II secolo prima di Cristo e scomparve  quasi del tutto fra la fine del II e l’inizio del I.

Appia4Proprio all’inizio del II secolo a.C., conclusa la terza guerra punica, il Senato di Roma aveva assegnato vasti poderi in agro sannitico ed apulo ai veterani della vittoriosa campagna d'Africa; subito dopo il controllo del territorio era stato perfezionato mediante il prolungamento della regina viarum da Benevento e Venosa (intorno al 190 a.C.), quasi a voler sconfiggere quell’ostilità naturale del territorio che tanto aveva favorito il fiero popolo sannita-irpino nella sua secolare resistenza.

Sussistono in definitiva validi motivi, sia dal punto di vista costruttivo che storico, per identificare nel nostro ponte il celebre pons Aufidi della Tavola Peutingeriana.

Un significativo elemento a supporto di questa ipotesi è il tracciato del tratturello Pietra dell’Oglio – Melfi – Rapolla, nel quale Nicola Di Meo, ricercatore del territorio lucano melfese, ha identificato proprio il percorso dell’antica via Appia dall’Ofanto a Venosa: non a caso questo tratturo attraversa  il vallone dell’Arcidiaconata, presso Melfi,  mediante un ponte-viadotto avente caratteristiche costruttive  del tutto identiche a quelle di Pietra dell’Oglio.

Il ponte di Pietra dell’Oglio verrebbe ad essere, in definitiva, un tassello fondamentale per l’individuazione del tracciato della via Appia in Irpinia. L’ipotesi più attendibile per il tracciato sarebbe: Benevento - Ponte Rotto sul Calore – Eclano (Mirabella) – Frigento – Valle d’Ansanto – Località Petri (Guardia dei Lombardi) – Andretta – Calitri – Aquilonia – Ponte di Pietra dell’Oglio.

 

Appia3Di particolare interesse ed estensione sarebbe il tratto dell’antica via compreso nel territorio del Comune di Aquilonia, del quale, anche se al momento non sono affiorate testimonianze dirette, esistono alcuni significativi riscontri: una cartografia stradale di età borbonica riporta una strada Calitri-Pietra dell’Oglio, oggi non più identificabile sul terreno, che potrebbe coincidere proprio con l’antico tracciato dell’Appia; una preziosa pergamena medievale riporta una “via Appia” nelle adiacenze di un antico castello ubicato in territorio di Aquilonia e di alcuni corsi d’acqua, nei quali si possono identificare l’Ofanto e l’Osento; il territorio a sud di Aquilonia è caratterizzato dalla presenza di estese divisione agrarie, probabilmente ricomposte sulla base di antiche centuriazioni.

Computando le distanze a partire dal ponte, è da ritenere che la statio di Aquilonia della Tavola Peutingeriana (segnata a XI miglia da sub-Romula e a IV da Pons Aufidi) dovrebbe ricadere proprio nel territorio dell’odierna Aquilonia,  qualche chilometro a sud-est dell’odierno centro.

È auspicabile che queste ipotesi vengano supportate da un’adeguata ricerca archeologica-topografica sul campo.

 

 

P.S.: Noi di Aquilonia-Carbonara ringraziamo l'ing. Gerardo Troncone per la grande testimonianza storica che ci ha fornito con la speranza di averlo in un prossimo futuro gradito ospite in un convegno sul tema, magari coinvolgendo le istituzioni a tutti i livelli

Di questo argomento, unitamente ad altre iniziative che sono in cantiere con la vicina Basilicata, ne abbiamo discusso anche con il governatore lucano Marcello Pittella , il quale , naturalmente, ha dichiarato tutta la sua disponibilità a sinergie comuni.

In definitiva, quindi,  speriamo che si possa costruire un ponte con il nostro glorioso passato.

 

 

Si ringrazia Mario Spagnuolo per le immagini gentilmente concesse.

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