IL PERCHE’ DI UNA SCUOLA CALCIO: LE FINALITA’

 

AntonelliRiceviamo dal Prof. Roberto Antonelli (Docente di Scienze Motorie e Sportive, Specializzato in Management dello Sport, Specializzato in Sport Educativo, Docente ai corsi per Istruttori di Calcio della FIGC o semplicemente aquiloniese DOC) e volentieri pubblichiamo.

 

 

 

Premessa

Il presente lavoro nasce da un invito rivoltomi da alcuni amici di redigere alcuni articoli che avessero come tema il calcio giovanile. Nei miei interventi analizzerò, nello specifico, il mondo delle scuole calcio.

Prima di parlare di ciò che occorre per realizzare in maniera concreta ed efficace un progetto di scuola calcio, sia dal punto di vista organizzativo che tecnico, ritengo opportuno soffermarmi ad analizzare alcuni cambiamenti che hanno caratterizzato la società contemporanea nell’ultimo ventennio.

I bambini d’oggi non hanno molti spazi liberi dove giocare (quali strade, prati, ecc...) e là dove tali spazi sono garantiti, il tempo libero a loro disposizione è sempre minore, visti i molteplici impegni in attività nelle quali il movimento è una componente marginale.

A questo và aggiunto che, in seguito allo sviluppo della tecnologia, della tv, del computer, della play station e di tanti altri giochi moderni, i bambini sono sempre più invitati a vivere tra le mura domestiche in modo assolutamente statico.

Così già a 7-8 anni hanno spalle bloccate come i loro nonni, spesso hanno i piedi piatti, colonne vertebrali deviate per scoliosi, cifosi e lordosi, portamenti rilassati e ancor più spesso sono obesi.

Tutto questo è assolutamente patologico per quest’età e già gli esperti parlano di una nuova malattia infantile: la sindrome da appartamento, una serie di paramorfismi dovuti ai giochi fatti alla consolle, alle tante ore passate davanti alla TV, alla sedentarietà, ad una vita vissuta chiusi in casa. Luoghi comuni? Forse, ma è vero che basta osservare bambini e ragazzi per rendersi conto che non sanno più come si fa a giocare in gruppo e all’aperto: la loro ludicità si esprime a spintoni, a strattoni... non sanno organizzarsi da soli e hanno sempre bisogno di un adulto che li “diriga”.

I pochi che hanno la fortuna di praticare un’attività sportiva (per una o due ore la settimana) spesso sono precocemente indirizzati alla specializzazione e all’agonismo dagli istruttori e dalle aspettative dei genitori e il risultato perciò non sempre è migliore di quello dei loro coetanei sedentari.

In conclusione, ritengo di poter affermare che il compito fondamentale di una società sportiva sarà quello di creare un ambiente ideale in grado di porre il bambino al centro del progetto didattico - sportivo, fornirgli una forte impronta sociale, aiutarlo a convivere con gli altri nella formazione del proprio carattere e nella crescita del proprio corpo. Questo senza mai dimenticare il fine principale che lo sport deve rappresentare: un mezzo e un modo per consentire al bambino di esprimere la propria personalità, di giocare, gioire, godere delle proprie prestazioni, conoscere la solidarietà, l’amicizia la lealtà, sia verso i compagni che verso gli avversari; costruire la determinazione, la forza di volontà, lo spirito di sacrificio, condizioni indispensabili per il raggiungimento di qualsiasi traguardo nello sport così come nella vita.

Per necessità esplicative suddividerò l’argomento da trattare in una serie di contributi che permetteranno al lettore di avere una conoscenza più ampia e dettagliata possibile della Scuola Calcio

IL PERCHE’ DI UNA SCUOLA CALCIO: LE FINALITA’

Il primo contributo vuole porre l’accento su alcuni aspetti di carattere generale che possano aiutare a capire l’importanza e la responsabilità di coloro che si apprestano ad aprire una Scuola Calcio

In base a quanto enunciato sopra, l’obiettivo principale è quello di promuovere lo sport a partire dai più piccoli, dai bambini, perché è dalla base che si creano i presupposti per una reale cultura sportiva.

Per questo bisogna porre la nostra attenzione soprattutto a questo settore, avendone particolare cura e facendo scelte in funzione del suo maggiore sviluppo.

E’ auspicabile che i giovani vivano lo sport, inteso come palestra di prova, coraggio e lealtà, come la terapia capace di porli al riparo dai rischi dell’età e dai pericoli quotidiani.

Occorre essere consapevoli che ai bambini vada offerto un ambiente sano, un luogo nel quale tutti possano svolgere con serenità un’attività sportiva ed ambire ad una crescita umana armonica sviluppando, nel contempo, le proprie abilità motorie.

Un luogo dove imparare, esprimersi e sperimentare ma senza affrettare i tempi ed evitando l’esasperazione agonistica che può sfociare nell’abbandono precoce (fenomeno del drop-out).

Non deve apparire utopia che i giovani possano essere educati a concepire l’agonismo quale rifiuto della sopraffazione e a vivere lo sport come sano confronto e miglioramento delle proprie capacità.

Attraverso il gioco del calcio, inteso non solo come attività fine a sé stessa, ma come mezzo di crescita e sviluppo personale e sociale, la società sportiva può diventare un’unica grande squadra formata da persone che cooperano per scopi comuni e che hanno la stessa visione dello sport.

Una società così impostata è più attenta alle persone che ai giocatori, al percorso educativo che al campionato o ai soli risultati numerici.

Le finalità di una scuola calcio,quindi, devono mirare soprattutto allo sviluppo delle capacità motorie, tecniche, tattiche, mentali, sociali ed etiche dei propri tesserati, attraverso l’intervento di tecnici qualificati, affiancati da figure altamente professionali del settore sportivo, medico, educativo,ecc,

La ricerca della performance sarà la conseguenza di uno sviluppo equilibrato della persona e non la priorità ricercata magari a scapito della crescita dei propri ragazzi.

Ed è per questo motivo che l’intento non dovrà essere assolutamente quello di puntare sulla selezione precoce, l’agonismo esasperato e soprattutto la ricerca spasmodica del risultato immediato, ma arrivare ad ottenere dei successi attraverso una programmazione, una metodologia e una didattica il più possibile corrispondente all’età e ai bisogni (e ai sogni) dei bambini.

COMUNICATO UFFICIALE N° 1 DELLA FIGC – SETTORE GIOVANILE

L’attività calcistica giovanile è regolata sulla base dei principi dalla Carta dei diritti dei ragazzi allo Sport ( Ginevra 1992 – Commissione Tempo Libero O.N.U. ) in appresso indicata, al fine di assicurare a tutti i bambini e le bambine:

 IL DIRITTO DI DIVERTIRSI E GIOCARE

 IL DIRITTO DI FARE SPORT

 IL DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO

 IL DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATI ED ALLENATI DA PERSONE COMPETENTI

 IL DIRITTO DI SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI LORO RITMI

 IL DIRITTO DI MISURARSI CON I GIOVANI CHE ABBIANO LE LORO STESSE POSSIBILITA’ DI SUCCESSO

 IL DIRITTO A PARTECIPARE A COMPETIZIONI ADEGUATE ALLA LORO ETA’

 IL DIRITTO DI PRATICARE SPORT IN ASSOLUTA SICUREZZA

 IL DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO

 IL DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE

 

E aggiungerei anche:

IL DIRITTO DI ESSERE UN CAMPIONE (prima parte)

 

Commenti  

0 # Smithd398 2018-02-27 16:33
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