Fratelli Cervi, il ricordo settant’anni dopo l’eccidio.

cerviGelindo,Antenore,Aldo,Ferdinando,Agostino,Ovidio ed Ettore

Nella pianura reggiana, in località Campi Rossi si trova la casa della famiglia Cervi, ora trasformata in un museo.
Nel 1943 la dittatura fascista imperversa, nei fratelli Cervi cresce il disprezzo per gli squadroni di Mussolini che danno alle fiamme libri, le Case del Popolo e uccidono l’idea di libertà che il padre Alcide gli aveva instillato.
Iniziano così le loro prime attività clandestine antifasciste offrendo ospitalità ai combattenti partigiani, che in quella zona stavano formando i primi Gruppi di Azione Partigiana (GAP) e i primi Comitati di Liberazione Nazionale (CLN).
Il rischio di rappresaglie è forte.

Una sera di Novembre casa Cervi, viene accerchiata dai fascisti i quali intimano a tutti di uscire e di arrendersi.
Insieme con il padre vengono portati in prigione e la mattina del 28 Dicembre 1943 i fratelli vengono fatti uscire con il pretesto di dover andare a Parma per il processo. Alcide rimane da solo nella cella.
Aspetta il ritorno dei figli.
Non torneranno più.
Vengono portati nel Poligono del tiro a segno di Reggio Emilia e fucilati: il maggiore aveva 42 anni, il più piccolo 22.

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