SLOW FOOD E L’U.N.L.A. INSIEME PER CREARE UN ORTO DIDATTICO

ortodidattico

Sono bastati all’incirca cinque decenni per cancellare una cultura, quella contadina, formatasi lentamente in moltissimi secoli. Da tale ovvia constatazione prende le mosse una progettualità congiunta, a Lacedonia, tra l’Associazione Slow Food, rappresentata in loco da Gerardo Vece, e l’U.N.L.A., l’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo, rappresentata da Michele Miscia. Ciò non vuol dire che i due Enti predichino un impossibile ritorno a tale tipo di modus vivendi, soprattutto in un’epoca come la nostra, profondamente segnata da una “reale” virtualizzazione tanto nei rapporti sociali quanto nelle dinamiche della società stessa, semmai si vuole tendere al recupero della memoria storica di un patrimonio immateriale che va inesorabilmente disfacendosi. Nel mirino la perdita quasi assoluta del rapporto simbiotico che legava indissolubilmente l’uomo e la natura, almeno a partire dalle generazioni che hanno visto la luce all’epoca del boom economico degli anni sessanta del secolo scorso. Ai giorni nostri quasi nessuno, se non gli anziani, è in grado di discernere tra diversi tipi di piante o di germogli, di conoscere e riconoscere quelle commestibili e quelle dannose, quelle curative e quelle velenose. E tantomeno si è in grado di piantare e coltivare le piante che costituivano, in altre epoche, una importantissima fonte di approvvigionamento alimentare. È molto più facile riconoscere la confezione nella quale i prodotti naturali vengono commercializzati: del nostro patrimonio gnoseologico fanno parte ormai le plastiche, le carte ed i cartoni, in una trasformazione culturale che punta l’attenzione sul contenitore piuttosto che sul contenuto. Per usare un neologismo informatico, per le due Associazioni occorre in qualche modo “resettare” il patrimonio di conoscenze umane, reinserendo in esso quelle abilità che un tempo erano del tutti comuni. All’uopo è stato varato un progetto, che vedrà il coinvolgimento dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Lacedonia, diretto da Antonio Caradonna, per l’utilizzo di uno spazio pubblico verde al fine di impiantarvi un “orto didattico” permanente, da curare stagionalmente a pro dei bambini della scuola primaria, di primo e secondo grado. In questa maniera si vuole offrire un implemento all’istruzione con apprendimento “in situazione” da un canto, ma anche e soprattutto strappare, per qualche ora almeno, congrua parte dell’infanzia dalle emissioni elettromagnetiche dei computer e dei videogiochi. Non solo. Secondo Slow Food tali pratiche potrebbero innestare proficui processi motivazionali, nei bambini, in grado di avvicinare la prole infante al consumo di verdure, abbracciando diete molto meno ricche di cibi spazzatura. Come è noto, infatti, i processi decisionali nell’uomo al suo esordio nell’esistenza si fondano soprattutto su dinamiche ludiche: se la coltivazione diviene un gioco lo diventa anche il consumo di ciò che è stato coltivato. «Nessuno – affermano presso l’U.N.L.A. – sogna pur lontanamente un ritorno delle persone alla gleba. Sarebbe roba da atmosfera arcadica alquanto utopica in un mondo che evolve a questi ritmi in senso tecnologico. Ma proprio per questo è necessario controbilanciare tale tendenza riavvicinando i più giovani all’uso della zappa, anche per far comprendere loro l’importanza della manualità nel farsi del reale. Se, infatti, si protraesse il processo di allontanamento dell’uomo dalle dinamiche naturali, ci ritroveremmo, in capo a qualche generazione, a perdere del tutto la dimensione “umana” della produzione alimentare, soppiantata da dinamiche industriali molto spesso irrispettose della salute umana e tutte incentrate sulla creazione di profitto». L’U.N.L.A., insomma, che nei decenni ha ampiamente contribuito a spezzare il secolare servaggio della gleba operando fattivamente soprattutto nelle regioni del sud Italia, ritiene oggi essenziale non un ritorno a quella servitù, ma la stipula di un nuovo “patto”, se così può essere definito, tra uomo e natura, tra specie umana e terra madre. Un rapporto che si fondi sulla conoscenza delle dinamiche naturali, che oggi è stata quasi del tutto perduta. Questa la filosofia di fondo del progetto, che vede anche alcuni eventi dedicati alla pratica della transumanza di mandrie bovine di razza podolica, provenienti soprattutto dalla zona di Montella, che ogni primavera ed ogni autunno attraversano le vie urbane di Lacedonia per recarsi e ritirarsi dai pascoli montani.

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Fonte: www.lacedonia.net

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